SS. Salvatore

Note storiche.. convento dei frati di Pietrasanta

Un punto di riferimento preciso sulla costruzione del nuovo convento dei Frati Minori Osservanti a Pietrasanta, parte dal contratto di acquisto dell'area, rogato il 29 maggio del 1523. Con tale atto i frati della “Stregaia” acquistarono un terreno di proprietà dell'Opera di San Martino di Pietrasanta situato fuori di Porta Genovese circa 200 passi dalle mura castellane. Già dal 1502 i frati si erano resi conto di dover lasciare il piccolo convento costruito alla Stregaia, poco sopra le mura di Pietrasanta, ormai in cattive condizioni strutturali, ma i nuovi lavori iniziarono solo nel 1535 come indicato dalle cronache. La costruzione della chiesa e del convento nello stato di fatto in cui si rileva oggi è stato molto lento e per lo più realizzato grazie alle donazioni dei fedeli in circa 350 anni. Molte delle informazioni qui riportate sono state raccolte nel testo “I francescani a Pietrasanta” di Danilo Orlandi.

Il nuovo convento fu disegnato dagli stessi frati che prima del 1540 avevano eretto la chiesa, piccola a forma di croce con cappelle da ambo i lati, sei riguardanti nella navata, più una a destra e un'altra a sinistra dell'altare maggiore, alle due estremità del presbiterio più grandi delle altre. La descrizione di Padre Antonio Tognocchi rivela che essa rispondeva ai criteri allora correnti per le chiese degli ordini dei mendicanti, caratterizzate da una sola navata con cappelle laterali, e, per quelle specificatamente dei Francescani, con pianta a T, senza abside, con lo spazio del coro assente o molto limitato, e, se costruite fuori dei centri urbani, improntate alla massima semplicità. La mancanza o la limitazione del coro rispondeva allo spirito della Regola dell'Ordine, secondo la quale i Mendicanti davano alla preghiera corale meno importanza di quanto facevano altri ordini monastici.

Si dovette tuttavia aspettare mezzo secolo prima che la chiesa venisse consacrata il 4 gennaio 1597 dal Vescovo di Luni e Sarzana Giovanni Battista Salvago, su licenza di quello di Lucca, Ordinario Diocesano del luogo.

Grazie a molti benefattori nel 1605 i fabbricati vennero elevati al secondo piano per "perfezionare" - si scrisse - i due dormitori. Vi aveva contribuito con denari propri e con altri da lei raccolti anche la signora Lucrezia Chiariti, il cui intervento è ricordato dalla iscrizione che tuttora si legge sull'architrave della porta che dal chiostro conduce al refettorio e all'orto. Sistemati dormitori e portico, alcuni benefattori presero l'iniziativa di fare dipingere la corte del convento, che veniva già indicata come chiostro, sebbene la definizione fosse impropria perché quello spazio non era ancora chiuso ma rimaneva aperto con un portico da uno dei quattro lati dalla parte verso il mare. Vi furono rappresentati episodi della vita di San Francesco, una operazione che, cominciata subito nel 1608, si concluse nel 1610.

Un altro grande benefattore fu Stefano Gamba di Valdicastello, che nel giro di due anni fece innalzare dalle fondamenta, sul lato verso il mare dove esisteva il portico, un nuovo dormitorio, dotato anche di stanze riservate al soggiorno dei superiori provinciali. Si chiuse così il quadrilatero e, a questo punto, la corte fra i dormitori e la chiesa fu propriamente un chiostro. Il lavoro finì nel 1621. Gamba nel 1621 venne onorato da parte del Comune con la sua aggregazione come cittadino alla Terra di Pietrasanta, e ricordato ai posteri con un busto in marmo collocato sulla facciata del convento, dove, tuttora si vede. Le donazioni continuarono cospicue e questo agevolò la prosecuzione dei lavori nei decenni successivi.

Un altro grande esempio di impegno religioso e di dedizione alla comunità francescana, dopo quello di Stefano Gamba, si ebbe nel 1644 quando fu costruita una cappella esterna dedicata a Sant'Antonio di Padova. Innalzata con corpo avanzato rispetto alla chiesa e sulla destra di essa guardandone la facciata, fu allineata al dormitorio costruito dal Gamba e costituì un punto fermo, su cui, più tardi venne adeguato il fronte di tutto il complesso chiesa-convento « La fece edificare a proprie spese, su terreno ottenuto in concessione dai frati, con la ratifica in data 14 giugno 1644 del Pontefice Urbano VIII e del Granduca di Toscana Ferdinando, il pietrasantese Jacopo Marchi Garfagnini, luogotenente delle milizie locali, che ne ebbe diritto di proprietà per sé e per i propri successori, con l'obbligo di mantenerla in tutto e per tutto decorosa e di farla officiare dai frati. All'altare della cappella è collocata una grande tela del fiorentino Orazio Fidani rappresentante una "Visione di Sant'Antonio".

Nel 1670 furono gettate le fondamenta del campanile, venne fatta parte del loggiato del convento con volta dal lato verso la chiesa, e si costruirono le stanze sopra le cappelle. Per testimoniare i ripetuti interessamenti della Comunità Civica per la costruzione della chiesa i frati fecero dipingere sul fronte di questa lo stemma del Comune. Fu attribuito all'Olivieri il merito di avere portato l'elevazione del campanile fino all'altezza del soffitto della chiesa e di avere preso l'iniziativa di fare in legno di noce gli stalli del piccolo coro che vennero eseguiti più tardi sotto la guida di Maestro Angelo Francini di Fivizzano nel 1678-79 e messi in opera dal 22 gennaio al 13 aprile dell'anno dopo. Nel 1672 si fecero le volte davanti alla chiesa e un pavimento in marmo attorno all'altare maggiore.

Nel 1676 furono realizzate utili comodità e decorosi ornamenti a quelle parti del convento che, secondo Tognocchi, erano state disegnate da Padre Sebastiano Olivieri; si finì di pavimentare la chiesa dove furono scavati altri sepolcri, ma, soprattutto, si promosse un'opera straordinaria: la biblioteca. Si costruì la sede sopra la cappella di Sant'Antonio di Padova, a suo tempo eretta da Jacopo Marchi Garfagnini. I lavori cominciarono il 7 maggio 1675 e finirono entro l'anno.

Mentre la chiesa veniva rialzata (1666-74), come già indicato, nel 1670 si gettarono le fondamenta del campanile. Per finirlo ci vollero circa otto anni. Portato all'altezza di undici braccia nel 1672 e l'anno dopo a quella di venti.Le cronache ms. lo danno ancora rialzato di cinque e compiuto il 29 gennaio 1678.

Dal 1832 iniziarono le decorazioni di Ademollo all'interno del chiostro e sotto il loggiato con la vita del santo e con le virtù teologali e cardinali oltre ai misteri della vita di Gesù nell'ingresso del chiostro.

Nel 1834 fu costruito un viale largo ventitré braccia e un quarto diretto dalla via Regia Sarzanese alla chiesa. Risolto il collegamento con il centro urbano e con i casali della campagna, i frati migliorarono anche la chiesa e il convento. Nel 1843, con l'ennesimo grande contributo di benefattori, si volle ampliare quel fabbricato, raddoppiandone la larghezza ed elevandolo a tre piani, in modo da tra-sformarlo in un nuovo dormitorio come lo vediamo oggi. I lavori furono condotti alacremente. All'inizio dell'autunno si stava costruendo il tetto, quando la parte dell'edificio innalzata sulle nuove fondamenta verso monte crollò, travolgendo otto lavoranti, tra i quali Fra Martino Bacci. I lavori vennero ripresi poco dopo, ma soltanto nel 1849 il nuovo edificio fu abitabile, meno quattro stanze dalla parte dell'orto che rimasero allo stato rustico.

Padre Paiotti, spinto dai motivi espressi nelle Cronache ms., fece allungare la chiesa dalla parte del coro. I lavori cominciarono il 9 aprile 1883 e finirono l'anno dopo.

Nel 1911 si svolsero interventi di manutenzione tra cui la sostituzione di una colonna del chiostro e la sostituzione delle colonne del loggiato con colonne in marmo. Il 6-7 settembre 1920 anche Pietrasanta subì gli effetti di un forte terremoto. Le volte della chiesa e quelle delle cappelle riportarono delle lesioni che furono riparate nel 1922. Nel 1940 – 41 seguirono degli interventi di manutenzione al convento, al campanile e nella chiesa. Seguirono altri lavori nel 1990: vennero rifatti tutti i tetti e rifinite le stanze del lato monte dell'ala nord-ovest e sotto il controllo della soprintendenza delle belle arti vennero ripuliti anche i dipinti del ciclo della vita di San Francesco.

 

 

 

3. L'organismo architettonico

DESCRIZIONE

L’impianto progettuale è quello che potremmo definire classico per questo genere di piccoli conventi: il complesso si articola intorno ad un chiostro centrale porticato che è racchiuso su tre lati da edifici in linea (ali nord, ovest e est) e sul quarto lato, quello a sud, dal corpo della chiesa. L’organismo presenta una asimmetria per lo sviluppo dell'ala nord ovest in linea con il fronte principale dalla parte opposta dell'ingresso della chiesa.

Al convento si accede, dopo aver percorso un bel viale alberato, attraverso un ingresso posto sulla sinistra del portico prospiciente la chiesa, senza alcun elemento di prolungamento verso l’esterno, e percorrendo tutto il lato del portico del chiostro a fianco della chiesa.

I corpi, che comprendono il complesso conventuale vero e proprio, hanno altezze diverse anche per il naturale declivio del terreno, quelli a est e a ovest hanno tre piani mentre gli altri due ne hanno soltanto due. Sul retro del convento si trova un'area verde ancora coltivata in parte ad orti.

La chiesa è strutturata su un’unica aula, con ingresso centrale, la cui lunghezza risulta di circa 22 metri. La navata è dotata di nicchie laterali che contengono due gruppi di confessionali e quattro altari per ogni lato. Il presbiterio, nella consistenza attuale risalente al 1884, è arretrato nello spazio del vecchio coro con il pavimento rialzato di 50 cm. L’altare maggiore, rivolto verso la parete di fondo, separa l’aula stessa da un profondo coro di circa 7 m chiuso ad abside semicircolare. Sul presbiterio e dietro l'altar maggiore si trovano le porte laterali di accesso alla sacrestia, ai servizi ed alle scale per il livello superiore. La chiesa è anticipata sul davanti da un portico nartece che avvolge la facciata e che si sviluppa su due livelli delimitati dal frontone con timpano affrescato.

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